0, 18 Ottobre 07
La luce si era diffusa da est. Era arrivata nella camera attraverso la saracinesca. Questo aveva fatto sì che prendessi possesso della realtà odierna. L’orologio digitale aveva segnato lo scatto delle sette zero-zero ante meridiane con lo scandire tipico delle vecchie indicazioni anni settanta delle stazioni ferroviarie italiane.
Lo spazio alla mia sinistra nel letto era vuoto e ciò andava a significare che la focosa vietnmita in chimono blu aveva oramai abbandonato, come ogni altro giorno al risveglio, il nostro giaciglio da qualche ora.
Dopo aver assunto la quotidiana dose caffeinica e aver…
Work in progress.
0, 14 Ottobre 07
Un ignoto vergò nottetempo il marmo bianco di un palazzo nella cosiddetta zona del Fante, tale scritta mi accompagnò nei cinque anni di liceo durante i rari scampoli filosofici che mi sono concesso nel magma adolescenziale.
CHE FAI TU, LUNA, IN CIEL? DIMMI, CHE FAI, SILENZIOSA LUNA?
Composto a Recanati tra un ottobre e un aprile ottocentesco, vede il trasferimento del pensiero leopardiano in un pastore errante con la sua meditazione altissima della vita.
Ho sempre ritenuto che i miei amori dovessero essere posti a battezzo dalla luna piena. L’esito di questi coinvolgimenti mi hanno fatto sentire in più circostanze vicino al Leopardi, nella sua jella.
Oggi quella scritta è stata cancellata e, con buona pace della giunta comunale, nemmeno le recenti olimpiadi hanno restituito quel valore aggiunto a Torino. Qualcosa di intimo, propria della natura pensierosa del vero torinese, si è perso (a vantaggio di questa cultura di simil-portoricanesimo che va imperando), che così, nella sua anarchia artistica, ci era stata regalata da un anonimo su ispirazione scolastica. Più volte ho immaginato di replicare la scritta altrove, nei punti strategici della mia vita. Ora, come mi era stato detto di Lentini, non coltivo più sogni. Sebbene causati dalla mia miopia, come fate Morgane nel deserto, fantasmi delle circonvoluzioni encefaliche, compaiono saltuariuamente simili scritte che vanno ad esaltare la mia torinesità.